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	<title>nardò &#8211; Amore Di Puglia</title>
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	<title>nardò &#8211; Amore Di Puglia</title>
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		<title>Gustavo Gallo, il tenore che ha portato Nardò e il Salento nel mondo portandoli nel cuore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Laggetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 14:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Suoni]]></category>
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		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[Gustavo Gallo, a detta di molti la voce più interessante del Salento, dopo il notissimo Tito Schipa, nasce a Nardò, in provincia di Lecce, nel 1904, e fin da giovanissimo si fa notare per uno straordinario talento vocale. Studia violino al paese natio col maestro Schirosi, il quale scopre in lui una frizzante voce tenorile. &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/gustavo-gallo-il-tenore-che-ha-portato-nardo-e-il-salento-nel-mondo-portandoli-nel-cuore/"> <span class="screen-reader-text">Gustavo Gallo, il tenore che ha portato Nardò e il Salento nel mondo portandoli nel cuore</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gustavo Gallo, a detta di molti la voce più interessante del Salento, dopo il notissimo Tito Schipa, nasce a Nardò, in provincia di Lecce, nel 1904, e fin da giovanissimo si fa notare per uno straordinario talento vocale. Studia violino al paese natio col maestro Schirosi, il quale scopre in lui una frizzante voce tenorile. Viene quindi ammesso alla scuola Cantorum ed in breve tempo diviene il tenore solista. Il maestro Oliva di Lecce lo invita prontamente a cantare alla Chiesa dei Teatini. È l’inizio di un fortunato tour per le principali chiese della provincia.</p>
<p>A 18 anni si arruola nell’Arma dei Carabinieri. Nella Legione Allievi Carabinieri incontra la moglie del suo colonnello, grande appassionata di lirica, la quale rimane colpita dal suo canto durante la festa dell’Arma, al Circolo Ufficiali, e si prodiga affinché Gustavo abbia un&#8217;audizione al Conservatorio di S. Cecilia a Roma. Frequenta per tre anni il prestigioso Conservatorio e quando, per esigenze di servizio, è costretto ad abbandonarlo, il maestro Pio di Pietro decide di continuare a dargli lezioni senza alcun compenso. Nel 1932 il Ministero della Pubblica Istruzione bandisce un Concorso Nazionale per giovani cantanti e Gustavo Gallo viene scelto come unica voce di tenore ed ammesso ad un corso di tre anni presso il Teatro Reale dell’Opera di Roma.</p>
<p>La sua prima scrittura è del 1934, dalla Fenice di Venezia dove debutta in “Orfeide” di G. Malipiero sotto la direzione di Nino Sonzogno. Nello stesso anno viene scritturato dal maestro Edoardo Vitale per la stagione del &#8220;Carro di Tespi&#8221;.</p>
<p>La notorietà di Gallo cresce rapidamente nel mondo della lirica italiana: il tenore neretino inizia a viaggiare da un teatro all&#8217;altro in compagnia dei grandi dell&#8217;opera lirica italiana come la soprano Toti dal Monte e il baritono Tito Gobbi con i quali crea un cast affiatato. Viene scritturato dal Teatro San Carlo di Napoli per la “Boheme” e poi per la “Traviata”. Nel 1938 debutta alla Scala di Milano con “Madame Butterfly” e la “Traviata” diretta dal maestro Gino Marinuzzi. Nel 1940 si esibisce a lungo nel teatro londinese &#8220;Covent Garden&#8221; insieme alla celeberrima soprano Maria Caniglia e al baritono Tibet del &#8220;Metropolitan&#8221; di New York raccogliendo un successo senza precedenti.</p>
<p>Ritornato in Italia per lo scoppio della seconda guerra mondiale prende residenza a Firenze, dove presto diviene il protagonista di molte edizioni del Maggio Musicale Fiorentino: fra le esibizioni più importanti i “Lombardi” di G. Verdi, sotto la direzione di Tullio Serafin, e “Missa Sorennis” di Beethowen, sotto la direzione del maestro Victor De Sabata. Nel capoluogo toscano conosce la ragazza che avrebbe sposato e dalla quale avrebbe avuto i suoi due figli.<br />
Finita la guerra Gallo torna al Covent Garden di Londra per inaugurare la stagione lirica con la “Traviata”, insieme a Carosio e Tagliabue, per il direttore Franco Capuana. Si esibisce per tre stagioni al Teatro Liceum di Barcellona con le opere “Traviata”, “Faust”, “Mefistofele”, sotto la direzione di Angelo Questa. In Brasile canta alle Temporade di Rio de Janeiro e a S. Paulo. Rientrato in Italia continua a raccogliere applausi in tutti i teatri dello stivale fino al 1953, anno in cui, al Teatro la Scala di Milano, con l’opera “Mosè”, diretta dal maestro Capuana, si ritira dalle scene.</p>
<p>Il grande tenore non ha mai smarrito per tutta la sua vita e in barba alla vertiginosa velocità della sua brillante carriera il contatto con la sua terra d&#8217;origine, tornandovi con regolarità ogni qual volta la sua attività lo consentiva e conservando intatto l&#8217;amore per i luoghi e le tradizioni del paese che lo ha visto, tra l&#8217;altro, organizzare con i suoi colleghi di tante esibizioni, Maria Caniglia e Tito Gobbi, il 17 febbraio 1945, nel <a href="/?p=7318">Teatro Comunale di Nardò</a>, una serata di beneficenza per recuperare i fondi necessari al restauro del monastero dei Cappuccini che versava in condizioni di disfacimento. Gallo si esibisce l&#8217;ultima volta nella sua città natale nel 1954 nella &#8220;Resurrezione di Cristo&#8221; di Lorenzo Perosi rappresentata nella Cattedrale con la partecipazione del Coro e dell&#8217;Orchestra di Santa Cecilia. Si spegne a Firenze il 13 maggio del 1992, lasciando per un attimo un paese, Nardò, e molte grandi città d’Italia e del mondo senza voce.</p>
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		<title>Nardò, la sposa barocca vestita di nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 19:14:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[cosa vedere a nardò]]></category>
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		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[Nardò è una città di circa 30mila abitanti della provincia di Lecce. Come tutta l&#8217;area della provincia, ha origini legate alla preistoria. La storia di Nardò inizia nel paleolitico. Nelle grotte della Baia di Uluzzo. Il vero e proprio centro abitato di Nardò risale invece al VII° secolo a.C. con la presenza di un insediamento &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/nardo-la-sposa-barocca-vestita-di-nero/"> <span class="screen-reader-text">Nardò, la sposa barocca vestita di nero</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nardò è una città di circa 30mila abitanti della provincia di Lecce. Come tutta l&#8217;area della provincia, ha origini legate alla preistoria. La storia di Nardò inizia nel paleolitico. Nelle grotte della Baia di Uluzzo.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="maxbutton-25 maxbutton maxbutton-baia-di-uluzzo" href="https://www.amoredipuglia.it/2022/10/28/la-grotta-del-cavallo-sulle-tracce-dellhomo-di-neandertal/"><span class='mb-text'>Leggi: la baia di Uluzzo e le meraviglie dell&#039;Homo di Neanderthal</span></a></p>
<p>Il vero e proprio centro abitato di Nardò risale invece al VII° secolo a.C. con la presenza di un insediamento messapico. Nel 269 a.C., insieme al suo porto di <em>Emporium Nauna</em> (l&#8217;attuale Santa Maria al Bagno), fu conquistata dai Romani e dopo la guerra sociale divenne <em>municipium (Neretum)</em>.</p>
<p>Alla caduta dell&#8217;Impero romano d&#8217;Occidente ed in seguito alle battaglie tra Bizantini e Goti, fu assorbita dall&#8217;Impero bizantino e, per un breve periodo, fu annessa al Regno longobardo. Durante i cinquecento anni di governo bizantino si incrementò la presenza dei monaci basiliani la cui influenza determinò la diffusione del rito e del culto orientali.</p>
<p>Nella seconda metà del XIII secolo seguì la dominazione angioina che determinò la nascita e la diffusione del feudalesimo. Fu feudo dei Del Balzo e nel XV secolo fu coinvolta nelle lotte tra Aragonesi, Veneziani e Turchi, successivamente divenne feudo della famiglia degli Acquaviva.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>In quel periodo divenne il principale centro culturale del Salento, sede di Università, di Accademie e di studi letterari e filosofici e Nardò fu definita la <em>Nuoua Atene litterarum</em>.</strong></h3>
<p>Con l&#8217;abolizione del feudalesimo, la città non fu più soggetta alla tirannia della famiglia Acquaviva, che rimase però titolare di numerose proprietà.</p>
<p>Tra il 1943 e il 1947, l&#8217;esercito alleato decise di ospitare nella frazione di Santa Maria al Bagno oltre centomila ebrei scampati ai campi di sterminio nazisti e in viaggio verso il nascente Stato di Israele.</p>
<p>Qui alcuni edifici vennero convertiti alle nuove esigenze. In una casa nella piazzetta venne ospitata la sinagoga e nella masseria Mondonuovo venne realizzato il kibbutz Elia. Tra i numerosi ospiti figuravano anche i nomi di David Ben Gurion, Moshe Dayan e Golda Meir.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="maxbutton-26 maxbutton maxbutton-museo-accoglienza-nardo" href="https://www.amoredipuglia.it/2023/01/26/museo-dellaccoglienza-di-santa-maria-al-bagno/"><span class='mb-text'>Leggi: il museo dell&#039;accoglienza di Nardò</span></a></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8334 size-large" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard-1024x683.jpg" alt="nard" width="640" height="427" title="Nardò, la sposa barocca vestita di nero 5" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard-1024x683.jpg 1024w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard-300x200.jpg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard-768x512.jpg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard-1536x1024.jpg 1536w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard-600x400.jpg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard-48x32.jpg 48w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard-scaled.jpg 1280w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Il centro storico di Nardò è un vero e proprio gioiellino. Un tripudio di arte barocca che si distingue da Lecce per uno stile barocco dalle forme simili, ma con una gradazione più scura e <em>dark</em>. Infatti, la pietra utilizzata a Nardò, non è la famosa pietra leccese, bensì il <strong>carparo</strong>, un materiale tufaceo che con il tempo e per via della diffusione di licheni ed efflorescenze, assume un colore grigiastro.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Il cuore pulsante di Nardò è la raffinata Piazza Salandra, una delle piazze più belle d&#8217;Italia.</strong></h3>
<p>Archi, balconi, logge, portali con decori rococò e mosse linee settecentesche compongono un quadro uniforme in questa piazza, che rappresenta il fulcro cittadino.</p>
<p>Tra gli edifici che si affacciano sulla piazza, c&#8217;è il Palazzo di Città (Pretura), ricostruito in forme rococò dopo il terremoto del 1743 e affiancato dalla <strong>torretta</strong> <strong>dell’orologio</strong> (dove un addetto giornalmente provvede a ricaricarlo), poi abbiamo il <strong>Sedile</strong> (seconda metà del XVII secolo), con la statua di <strong>S. Gregorio Armeno</strong>, uno dei protettori della città con S. Michele e S. Antonio di Padova, e la settecentesca chiesa di S. Trifone, in onore del <strong>santo che liberò la città da un&#8217;invasione di vespe</strong>.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Nel centro della piazza si erge l&#8217;alta guglia dell&#8217;Immacolata, ricca di fregi, festoni e cuspidi, eretta nel 1769 come ringraziamento per lo scampato pericolo del terremoto.</strong></h3>
<p>In un angolo della piazza, invece, si può ammirare la Fontana del Toro, dello scultore Michele Gaballo. Il toro è il simbolo di Nardò. Una vecchia leggenda narra, infatti, che la cittadina sia stata fondata nel punto esatto in cui questo animale ha fatto zampillare l’acqua, ma allo stesso tempo rappresenta anche gli Aragonesi spagnoli giunti nel Salento durante il Rinascimento.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-8339 size-large" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard2-1024x683.jpg" alt="nard2" width="640" height="427" title="Nardò, la sposa barocca vestita di nero 6" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard2-1024x683.jpg 1024w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard2-300x200.jpg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard2-768x512.jpg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard2-1536x1024.jpg 1536w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard2-600x400.jpg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard2-48x32.jpg 48w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/nard2-scaled.jpg 1280w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>La Basilica Cattedrale di <strong>Santa Maria Assunta</strong> è un complesso architettonico probabilmente innalzato in epoca normanna sulle rovine della vecchia chiesa basiliana di <em>Santa Maria de Nerito</em>, ed è stato oggetto di diversi interventi di restauro, soprattutto nel Settecento.<br />
Fanno eccezione gli affreschi dell’altare maggiore che portano la firma di Cesare Maccari e sono stati realizzati nei primi del Novecento.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Uno dei pezzi più interessanti è il Crocifisso Nero, una statua lignea, che deve la sua particolare colorazione al legno di cedro impiegato.</strong></h3>
<p>Un’antica leggenda vuole che l’opera, prodotta tra il V e il VI secolo, <strong>abbia perso sangue durante il tentativo di furto</strong> da parte dei turchi nel 1255. Questi ultimi, spaventati, avrebbero deciso di fuggire a gambe levate.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-8354 size-large" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/cro-ne-1024x683.jpg" alt="cro ne" width="640" height="427" title="Nardò, la sposa barocca vestita di nero 7" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/cro-ne-1024x683.jpg 1024w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/cro-ne-300x200.jpg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/cro-ne-768x512.jpg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/cro-ne-1536x1024.jpg 1536w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/cro-ne-600x400.jpg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/cro-ne-48x32.jpg 48w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/cro-ne-scaled.jpg 1280w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>La Chiesa della <strong>Madonna del Carmine</strong> e l&#8217;adiacente convento costituiscono uno dei più noti complessi monastici di Nardò. Sulla facciata, che racchiude tutto lo stile romanico, si possono ammirare due nicchie che ospitano rispettivamente le statue dell’Angelo Nunziante e della Vergine Annunziata, mentre l’ingresso è protetto da due leoni. L’interno, arricchito da stucchi barocchi, custodisce opere di grande interesse artistico.</p>
<p>In piazza <strong>San Domenico,</strong> adiacente a piazza Salandra, troviamo la bellissima chiesa dedicata al santo spagnolo. Si tratta di un edificio eretto nel XVI secolo e intitolato in un primo tempo a Santa Maria de Raccomandatis, è stato modificato nel corso degli anni e le tre navate interne sono state sostituite, per esigenze predicative, da un’unica aula.</p>
<p>La chiesa, distrutta dal terremoto del 1743, è stata ricostruita quasi <em>in toto.</em></p>
<p>La facciata ha sempre scatenato la curiosità di turisti e studiosi, in virtù delle decorazioni che la caratterizzano. La parte superiore è quasi spoglia di elementi ornamentali, mentre quella inferiore è ricca di strane figure intrise di un simbolismo magico che rimanda al fiorire della tradizione alchimistica del Rinascimento.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8366 size-large" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/statue-1024x683.jpg" alt="statue" width="640" height="427" title="Nardò, la sposa barocca vestita di nero 8" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/statue-1024x683.jpg 1024w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/statue-300x200.jpg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/statue-768x512.jpg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/statue-1536x1024.jpg 1536w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/statue-600x400.jpg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/statue-48x32.jpg 48w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2022/11/statue-scaled.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: center;"><a class="maxbutton-27 maxbutton maxbutton-chiesa-san-domenico-nardo" href="https://www.amoredipuglia.it/2022/11/23/san-domenico-nardo/"><span class='mb-text'>Leggi: la Chiesa di San Domenico a Nardò</span></a></p>
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