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	<title>Salento &#8211; Amore Di Puglia</title>
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	<title>Salento &#8211; Amore Di Puglia</title>
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		<title>Vanze, la frazione dalla Porta Monumentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 09:59:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vanze è una piccola frazione del comune di Vernole, situata nella provincia di Lecce. Con una popolazione di 255 abitanti ed una storia che risale al periodo altomedievale, durante l&#8217;epoca bizantina. Fondato grazie all&#8217;arrivo di coloni, il borgo ha visto nel corso dei secoli svilupparsi un&#8217;attività economica principalmente basata sull&#8217;agricoltura e la pastorizia. A partire &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/vanze-la-frazione-dalla-porta-monumentale/"> <span class="screen-reader-text">Vanze, la frazione dalla Porta Monumentale</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vanze è una piccola frazione del comune di <a href="https://www.amoredipuglia.it/vernole-ovvero-la-primavera-tra-gli-ulivi/">Vernole</a>, situata nella provincia di Lecce. Con una popolazione di 255 abitanti ed una storia che risale al periodo altomedievale, durante l&#8217;epoca bizantina. Fondato grazie all&#8217;arrivo di coloni, il borgo ha visto nel corso dei secoli svilupparsi un&#8217;attività economica principalmente basata sull&#8217;agricoltura e la pastorizia. A partire dall&#8217;XI secolo, Vanze entra a far parte della Contea di Lecce, seguendone le vicissitudini storiche fino al periodo degli Orsini. Successivamente, il feudo passa sotto il controllo della famiglia Pagano e, dall&#8217;inizio del XVII secolo fino all&#8217;abolizione della feudalità, fu governato dai Maiorano. Con l&#8217;unificazione dell&#8217;Italia nel 1866 e la cessazione del dominio borbonico, Vanze venne aggregata al Comune di Vernole, insieme ad altre frazioni come Acaja, Acquarica di Lecce, Pisignano e Strudà.</p>
<p>La Chiesa di Maria SS. Assunta è un edificio religioso, risalente al XVIII secolo, che ha subito una ristrutturazione della facciata nel 1930. La chiesa è dedicata alla Vergine Assunta e rappresenta il principale luogo di culto per gli abitanti di Vanze.</p>
<p>Il Palazzo Baronale, risalente al XVI secolo, è caratterizzato da un ampio portale bugnato e comprende una casa-torre fortificata, elemento distintivo della sua architettura.</p>
<p>La Porta Monumentale risale ai secoli XV-XVI, è stata oggetto di lavori di ristrutturazione alla fine degli anni novanta. Si ipotizza che possa far parte di un preesistente edificio fortificato o delle mura di una città ora distrutta. La facciata rivolta verso il mare presenta un arco singolo semplice, mentre quella che guarda verso l&#8217;abitato è caratterizzata da un arco a sesto ribassato. Nella parte superiore sono ancora visibili i resti di una bordatura che un tempo ricopriva l&#8217;intero perimetro della porta.</p>
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		<title>Strudà, la frazione dal nome di Mela Cotogna</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 09:53:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La storia di Strudà affonda le radici nell&#8217;età del bronzo, con evidenze di insediamenti risalenti all&#8217;epoca romana. Il toponimo Strudà deriverebbe dal termine latino Struthea, che si riferisce a una varietà di mela cotogna selvatica che cresce spontaneamente nelle campagne circostanti. Nel corso dei secoli, il feudo di Strudà è passato di mano in mano, &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/struda-la-frazione-dal-nome-di-mela-cotogna/"> <span class="screen-reader-text">Strudà, la frazione dal nome di Mela Cotogna</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia di Strudà affonda le radici nell&#8217;età del bronzo, con evidenze di insediamenti risalenti all&#8217;epoca romana. Il toponimo Strudà deriverebbe dal termine latino <em>Struthea</em>, che si riferisce a una varietà di <a href="https://www.amoredipuglia.it/il-melo-cotogno/">mela cotogna</a> selvatica che cresce spontaneamente nelle campagne circostanti. Nel corso dei secoli, il feudo di Strudà è passato di mano in mano, inizialmente inglobato nella Contea di Lecce da Tancredi d&#8217;Altavilla e successivamente sotto la signoria degli Orsini Del Balzo. Nel 1591, il feudo venne venduto ai Pagano, per poi passare alla famiglia Saluzzo nel 1607 e successivamente agli Esperti. Grazie a quest&#8217;ultima famiglia, il palazzo ducale subì una significativa ristrutturazione. Con il matrimonio tra Margherita Vittoria Esperti e Andrea Saraceno di Montemesola, il palazzo e il feudo rimasero nella famiglia fino all&#8217;abolizione della feudalità nel 1806. Con l&#8217;unificazione dell&#8217;Italia nel 1866, Strudà fu aggregata al Comune di Vernole.</p>
<p>Il Palazzo Esperti-Saraceni ha una storia ricca e affascinante, iniziando nel XV secolo con la costruzione da parte dei baroni Esperti, noti mecenati delle arti. Nel XVI secolo, il palazzo fu ampliato con elementi rinascimentali, come il portale bugnato e il cortile interno. Nel XVIII secolo, il palazzo passò per eredità alla famiglia Saraceno, che apportò ulteriori modifiche, tra cui l&#8217;aggiunta di una balconata barocca.</p>
<p>Il convento di Strudà, fondato nel 1498 dai Francescani Scalzi, era dedicato alla predicazione e all&#8217;assistenza ai bisognosi. Composto da una chiesa, un chiostro e una biblioteca, il convento visse un periodo di splendore fino al XVII secolo, quando fu soppresso nel 1650. Oggi rimangono solo alcuni resti, testimoni della sua antica importanza.</p>
<p>Il Pozzo di Strudà, situato nella piazza principale, è una replica della fontana cinquecentesca andata distrutta nel 1958. Decorato con motivi barocchi, il pozzo è dedicato alla Madonna della Neve, patrona di Strudà, e rappresenta un simbolo della comunità. La devozione alla Madonna della Neve risale al 1498, quando si narra che nevicò a Strudà, un evento straordinario per la regione. Il pozzo non solo forniva acqua, ma era anche un luogo di aggregazione sociale e spirituale per gli abitanti.</p>
<p>La Chiesa Madre di Santa Maria ad Nives è il principale luogo di culto della frazione, la cui struttura attuale risale ai restauri del XVI secolo. La chiesa presenta una facciata semplice ma elegante, con statue degli apostoli Pietro e Paolo. L&#8217;interno, a navata unica, ospita diversi altari dedicati a varie madonne e santi.</p>
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		<title>Acquarica di Lecce e la prima masseria del Salento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 09:38:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Acquarica di Lecce è una frazione storica e affascinante che fa parte del comune di Vernole, in provincia di . Con una popolazione di circa mille abitanti, rappresenta una delle cinque frazioni che compongono il territorio di Vernole. Tra i luoghi di interesse di Acquarica di Lecce, spicca la Chiesa Madre di San Gregorio Nazianzeno, &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/acquarica-di-lecce-e-la-prima-masseria-del-salento/"> <span class="screen-reader-text">Acquarica di Lecce e la prima masseria del Salento</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Acquarica di Lecce è una frazione storica e affascinante che fa parte del comune di <a href="https://www.amoredipuglia.it/vernole-ovvero-la-primavera-tra-gli-ulivi/">Vernole</a>, in provincia di . Con una popolazione di circa mille abitanti, rappresenta una delle cinque frazioni che compongono il territorio di Vernole.</p>
<p>Tra i luoghi di interesse di Acquarica di Lecce, spicca la Chiesa Madre di San Gregorio Nazianzeno, edificata nel 1904 da Monsignor Leone Greco al posto di una vecchia chiesa. Essa conserva il campanile risalente al 1525 e due preziose tele raffiguranti la Madonna del Rosario e san Gregorio Nazianzeno. La facciata, in stile neoclassico, è caratterizzata da paraste corinzie e un timpano decorato. All&#8217;interno, la chiesa presenta una pianta rettangolare a navata unica e diverse cappelle laterali.</p>
<p>Altre chiese di interesse includono la Cappella della Madonna della Pietà, costruita tra il XVII e il XVIII secolo, e la Cappella della Madonna del Buon Consiglio, riedificata nel XX secolo. Un&#8217;importante testimonianza della storia militare della frazione è il Castello, eretto nel 1549 dall&#8217;architetto Gian Giacomo dell&#8217;Acaya su commissione del Barone di Acquarica, Giovanni Maria Guarino. Questa struttura fortificata era destinata a difendere il paese dalle invasioni turche e presenta caratteristiche architettoniche notevoli, come il pavimento pregiato e la torre di avvistamento.</p>
<p>Infine, merita una menzione il monumento dedicato a San Gregorio Nazianzeno, inaugurato nel 2003, e il sito archeologico del <a href="https://www.amoredipuglia.it/pozzo-seccato-ovvero-la-prima-masseria-del-salento/">Pozzo Seccato,</a> che offre uno spaccato della vita messapica e delle sue strutture fortificate. Questo insediamento, risalente al IV secolo a.C., è circondato da un imponente muro e presenta vari ambienti dedicati alla vita quotidiana e all&#8217;artigianato.</p>
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		<title>Pisignano, il paese Menhir</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 07:51:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pisignano è una suggestiva frazione che fa parte del comune di Vernole, situato nella provincia di Lecce. Questa località conta una popolazione di poco meno di 1000 abitanti. La sua storia è intrisa di eventi significativi che risalgono a epoche antiche, in particolare al periodo normanno, quando la zona cominciò a svilupparsi come un importante &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/pisignano-il-paese-menhir/"> <span class="screen-reader-text">Pisignano, il paese Menhir</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pisignano è una suggestiva frazione che fa parte del comune di <a href="https://www.amoredipuglia.it/vernole-ovvero-la-primavera-tra-gli-ulivi/">Vernole</a>, situato nella provincia di Lecce. Questa località conta una popolazione di poco meno di 1000 abitanti. La sua storia è intrisa di eventi significativi che risalgono a epoche antiche, in particolare al periodo normanno, quando la zona cominciò a svilupparsi come un importante insediamento agricolo.</p>
<p>La comunità ha vissuto diversi momenti cruciali, segnati da cambi di potere tra nobili locali e la presenza di figure sovversive durante le prime rivolte risorgimentali. Nel 1822, alcuni abitanti della frazione furono segnalati come sovversivi, tra cui Raffaele Stella e don Vito Antonucci, un sacerdote.</p>
<p>Tra le principali attrazioni di Pisignano, spicca la chiesa madre dedicata a Santa Maria Mater Domini. Questo edificio sacro, che risale al XII secolo, rappresenta un notevole esempio di architettura romanica, anche se nel corso dei secoli ha subito modifiche in stile barocco tra la fine del XVI e l&#8217;inizio del XVII secolo. La chiesa custodisce un&#8217;importante effigie della Vergine, una pregiata opera dipinta su pietra che risale al 1500. La facciata, costruita in tipica pietra leccese, è adornata da lesene doriche e culmina in un timpano che accoglie una nicchia contenente la statua di santa Severina. All&#8217;interno, la chiesa presenta un&#8217;imponente struttura a croce latina con quattro altari laterali, dedicati rispettivamente alla Madonna del Rosario, alle Anime del Purgatorio, a sant&#8217;Antonio di Padova e alla Vergine Maria. Accanto alla chiesa si staglia indifferente il Menhir Mater Domini.</p>
<p>Oltre alla chiesa madre, Pisignano ospita altri luoghi di interesse, come la Cappella di Santa Severina, risalente al XVII secolo, e la Cappella di Mater Domini, che appartiene al XVIII secolo e presenta una pavimentazione in maiolica di grande valore artistico. All&#8217;interno di quest&#8217;ultima è custodito un crocifisso ligneo, databile al XIII secolo, che attira l&#8217;attenzione dei visitatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riserva Naturale e Oasi WWF delle Cesine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 07:23:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Riserva, di circa 350 ettari, è uno degli ambienti umidi meglio conservati e importanti del sud Italia. Una testimonianza di ciò che resta dell&#8217;ampia zona paludosa che si estendeva da Brindisi ad Otranto. L&#8217;Oasi WWF Le Cesine si trova lungo una delle principali rotte migratorie e ospita numerosi uccelli acquatici. Sono state censite 32 &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/riserva-naturale-e-oasi-wwf-delle-cesine/"> <span class="screen-reader-text">Riserva Naturale e Oasi WWF delle Cesine</span>Read More</a></p>]]></description>
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<p>La Riserva, di circa 350 ettari, è uno degli ambienti umidi meglio conservati e importanti del sud Italia. Una testimonianza di ciò che resta dell&#8217;ampia zona paludosa che si estendeva da Brindisi ad Otranto. L&#8217;Oasi WWF Le Cesine si trova lungo una delle principali rotte migratorie e ospita numerosi uccelli acquatici. Sono state censite 32 specie di orchidee spontanee, alcune delle quali sono incluse nella Lista Rossa nazionale, come Anacamptis palustris.</p>
<p>La complessità degli habitat rende Le Cesine un&#8217;area di grande valore naturalistico, con un mosaico di ambienti che favorisce la biodiversità tipica dell&#8217;habitat mediterraneo e che include stagni temporanei, boschi di pino d’Aleppo, di leccio, mosaici di gariga e paludi costiere.</p>
<p>Tra le specie faunistiche, si trovano colorate farfalle come la vanessa del cardo e il macaone, oltre a diverse specie di rane, rospi e tritoni. Tra i rettili, spiccano la testuggine palustre e il colubro leopardino. Centottanta specie di uccelli popolano l&#8217;area durante l&#8217;anno, mentre tra i mammiferi si possono incontrare il tasso, la faina, il cinghiale e il lupo.</p>
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		<title>Vernole, ovvero la Primavera tra gli Ulivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 19:31:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[Vernole è un comune della provincia di Lecce, nel cuore del Salento. Il nome del paese, secondo lo storico locale Eugenio De Carlo, potrebbe derivare dal verbo latino &#8220;verno&#8221;, che significa &#8220;germogliare&#8221; o &#8220;essere primavera&#8221;, riflettendo le caratteristiche climatiche della zona. Tradizionalmente, si ritiene che il nome possa anche significare &#8220;primavera tra gli ulivi&#8221;, in &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/vernole-ovvero-la-primavera-tra-gli-ulivi/"> <span class="screen-reader-text">Vernole, ovvero la Primavera tra gli Ulivi</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vernole</strong> è un comune della provincia di Lecce, nel cuore del Salento. Il nome del paese, secondo lo storico locale Eugenio De Carlo, potrebbe derivare dal verbo latino &#8220;verno&#8221;, che significa &#8220;germogliare&#8221; o &#8220;essere primavera&#8221;, riflettendo le caratteristiche climatiche della zona. Tradizionalmente, si ritiene che il nome possa anche significare &#8220;primavera tra gli ulivi&#8221;, in riferimento alla presenza predominante di ulivi nel paesaggio locale. Un vero e proprio haiku giapponese.</p>
<p>Le origini di Vernole risalgono all&#8217;età del bronzo, con la presenza di popolazioni indigene nel triangolo <a href="https://www.amoredipuglia.it/acquarica-di-lecce-e-la-prima-masseria-del-salento/">Acquarica</a>&#8211;<a href="https://www.amoredipuglia.it/acaya/">Acaya</a>&#8211;<a href="https://www.amoredipuglia.it/pisignano-il-paese-menhir/">Pisignano</a> (oggi frazioni che afferiscono al comune di Vernole) dove sono stati trovati monumenti megalitici. Tracce significative risalgono al periodo messapico, con scavi archeologici che hanno rivelato in località <a href="https://www.amoredipuglia.it/pozzo-seccato-ovvero-la-prima-masseria-del-salento/">Pozzo Seccato</a>, una masseria fortificata del IV secolo a.C. Una delle prime masserie del Salento. Fra quelle conosciute, di certo la più antica.</p>
<p>Le prime notizie scritte su Vernole risalgono al 1115, quando Goffredo, conte di Lecce, donò metà del casale di Vernole al Vescovo di Lecce per il restauro della chiesa maggiore. Questa donazione fu confermata da Costanza d&#8217;Altavilla nel 1195. A causa delle incursioni saracene, gli abitanti si trasferirono nell&#8217;attuale sito, lasciando solo le rovine dell&#8217;attuale chiesa di San Lorenzo.</p>
<p>Un episodio rivoluzionario il paese lo ha vissuto nel 1961 durante le elezioni comunali. Dopo un elezione finita in pareggio e accuse di avvelenamento ai danni di un consigliere comunale, gli esponenti del partito comunista, per lunghi giorni, impedirono l&#8217;accesso al palazzo del comune. Con l&#8217;arrivo del prefetto e di un sindaco di nomina prefettizia, il comune tornò al controllo dell&#8217;autorità statale.</p>
<p>Tra i monumenti da visitare, la Chiesa di Maria Santissima Assunta, costruita nel 1730 sulle rovine di un precedente edificio. Tipico esempio di barocco leccese, con una facciata riccamente decorata e un interno a croce latina che conserva altari barocchi.</p>
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<p>La Chiesa di Sant&#8217;Anna, edificata tra il 1673 e il 1680, presenta una facciata semplice e lineare, mentre l&#8217;interno è decorato in stile barocco e ospita una pala d&#8217;altare raffigurante sant&#8217;Anna.</p>
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<p>La Chiesa della Visitazione, con all&#8217;interno affreschi e pale d&#8217;altare, e la Chiesa di San Lorenzo, la testimonianza più antica dell&#8217;originario Casale di Vernole.</p>
<p>A pochi chilometri dal centro urbano si estende la <a href="https://www.amoredipuglia.it/riserva-naturale-e-oasi-wwf-delle-cesine/">Riserva Naturale Statale delle Cesine</a>. Situata lungo la costa adriatica, rappresenta una delle ultime zone paludose della regione e ospita una varietà di specie vegetali e animali, tra cui molte in via di estinzione.</p>
<p>Una delle caratteristiche di Vernole è la sua costellazione di frazioni. Tanto da ricevere l&#8217;appellativo ironico di Stati Uniti di Vernole. Ne ha ben cinque. <a href="https://www.amoredipuglia.it/acaya/">Acaya</a>, <a href="https://www.amoredipuglia.it/acquarica-di-lecce-e-la-prima-masseria-del-salento/">Acquarica di Lecce</a>, <a href="https://www.amoredipuglia.it/pisignano-il-paese-menhir/">Pisignano</a>, <a href="https://www.amoredipuglia.it/struda-la-frazione-dal-nome-di-mela-cotogna/">Strudà</a> e <a href="https://www.amoredipuglia.it/vanze-la-frazione-dalla-porta-monumentale/">Vanze</a>.</p>
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		<title>Pozzo Seccato, ovvero la prima masseria del Salento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 19:30:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[Pozzo Seccato è considerata la prima masseria della storia del Salento, risalente al IV secolo a.C. durante l&#8217;epoca messapica. Questo insediamento era completamente circondato da una robusta fortificazione, con un muro di pietre a secco spesso quasi 4 metri, rivestito esternamente da grandi blocchi monolitici perfettamente squadrati. All&#8217;interno, si trovava un grande edificio residenziale suddiviso &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/pozzo-seccato-ovvero-la-prima-masseria-del-salento/"> <span class="screen-reader-text">Pozzo Seccato, ovvero la prima masseria del Salento</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pozzo Seccato è considerata la prima masseria della storia del Salento, risalente al IV secolo a.C. durante l&#8217;epoca messapica. Questo insediamento era completamente circondato da una robusta fortificazione, con un muro di pietre a secco spesso quasi 4 metri, rivestito esternamente da grandi blocchi monolitici perfettamente squadrati. All&#8217;interno, si trovava un grande edificio residenziale suddiviso in vari ambienti, tra cui una sala per il ricevimento degli ospiti, una cucina dotata di focolare e lastre per la cottura, e una dispensa.</p>
<p>La struttura centrale comprendeva una torre a due piani, utile per il controllo del territorio circostante, fino al mare, distante solo 5 km. Un altro edificio, lungo 16 metri e largo 8, aveva la funzione di deposito per i prodotti agricoli provenienti dalle campagne vicine. Le indagini archeologiche condotte dall’Università del Salento, guidate dal prof. Francesco d’Andria, hanno rivelato che l’insediamento si estendeva su una superficie di 5.000 metri quadrati.</p>
<p>In un’area adiacente, è stato scoperto un edificio risalente al VI-VII secolo d.C., testimoniato dai materiali ceramici rinvenuti. La struttura, di 12 metri per 7, rappresenta un&#8217;importante evidenza di occupazione in epoca tardo-antica. Inoltre, sono stati rinvenuti buchi di palo utilizzati per la costruzione di capanne in epoca proto-storica, sottolineando l&#8217;importanza storica del sito.</p>
<p>L’accesso all’insediamento è contraddistinto da una porta di ingresso e da un vano di controllo del transito. Pozzo Seccato, situata appena fuori dalla cittadina di Acquarica di Lecce (Vernole), è stata abbandonata dalle tribù messapiche all&#8217;inizio del I secolo d.C., ma ha continuato a essere frequentata nel tempo.</p>
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		<title>Otranto, la città che fa perdere la testa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 07:51:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[Otranto è una storica e affascinante città situata sulla costa adriatica del Salento, in Puglia. Rappresenta il comune più orientale d&#8217;Italia, nonché un importante punto di riferimento marittimo, poiché si trova all&#8217;inizio del canale di Otranto, che funge da collegamento tra il Mare Adriatico e il Mare Ionio. La sua posizione strategica ha conferito alla &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/otranto-la-citta-che-fa-perdere-la-testa/"> <span class="screen-reader-text">Otranto, la città che fa perdere la testa</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Otranto è una storica e affascinante città situata sulla costa adriatica del Salento, in Puglia. Rappresenta il comune più orientale d&#8217;Italia, nonché un importante punto di riferimento marittimo, poiché si trova all&#8217;inizio del canale di Otranto, che funge da collegamento tra il Mare Adriatico e il Mare Ionio. La sua posizione strategica ha conferito alla città un&#8217;importanza particolare sin dai tempi antichi, rendendola un centro di commercio e scambi culturali.</p>
<p>Il nome Otranto deriva dal latino <em>Hydruntum</em>, associato al breve torrente Idro che scorre nella parte meridionale del centro urbano. Questo torrente, un tempo era un lungo e navigabile fiume.</p>
<p>La storia di Otranto è ricca e variegata, con origini che risalgono a epoche preistoriche. Inizialmente abitata dai Messapi, la città passò sotto il dominio romano, diventando un importante municipio marittimo. Durante il periodo romano si distinse come uno dei porti più cruciali della Puglia, favorendo il commercio e l&#8217;artigianato, in particolare nella lavorazione della porpora e dei tessuti.</p>
<p>Nel Medioevo, Otranto si affermò come un punto nevralgico di collegamento tra Oriente e Occidente, ospitando una significativa comunità ebraica e diventando un centro di cultura e conoscenza. L&#8217;11 agosto 1480, la città subì un attacco devastante da parte delle forze turche di Maometto II. Questo evento portò alla tragica strage di circa 800 uomini, che furono decapitati per non aver rinnegato la loro fede cristiana, un episodio commemorato dai Santi Martiri di Otranto.</p>
<p>La cittadina è rinomata per la sua straordinaria ricchezza di monumenti storici e culturali che raccontano la sua lunga e complessa storia, si parte dalla <a href="https://www.amoredipuglia.it/otranto/">Cattedrale dell&#8217;Annunziata</a>, edificata tra l&#8217;1080 e il 1088, è famosa per il suo magnifico mosaico pavimentale realizzato dal monaco Pantaleone. La struttura architettonica è un esempio pregevole di stile romanico con influenze bizantine.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter  wp-image-15444" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/VG1_2351-1024x592.jpeg" alt="VG1 2351" width="450" height="260" title="Otranto, la città che fa perdere la testa 4" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/VG1_2351-1024x592.jpeg 1024w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/VG1_2351-300x173.jpeg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/VG1_2351-768x444.jpeg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/VG1_2351-18x10.jpeg 18w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/VG1_2351-600x347.jpeg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/VG1_2351-48x28.jpeg 48w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/VG1_2351.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>Il Castello Aragonese, voluto da Alfonso d&#8217;Aragona tra il 1485 e il 1498, è una maestosa costruzione difensiva che ha subito numerose ristrutturazioni nel corso dei secoli, mantenendo riverente il suo fascino originario. All&#8217;interno delle mure è presente un delizioso <a href="https://www.amoredipuglia.it/collezione-permanente-del-castello-di-otranto/">museo civico</a>.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter  wp-image-15445" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/otranto-1-1024x576.webp" alt="otranto 1" width="450" height="253" title="Otranto, la città che fa perdere la testa 5" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/otranto-1-1024x576.webp 1024w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/otranto-1-300x169.webp 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/otranto-1-768x432.webp 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/otranto-1-18x10.webp 18w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/otranto-1-600x337.webp 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/otranto-1-48x27.webp 48w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/otranto-1.webp 1474w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>La Chiesa di San Pietro è un notevole esempio di arte bizantina, con affreschi che risalgono a diverse epoche, databili dal X al XIV secolo.</p>
<p>La Chiesa della Madonna dell&#8217;Altomare, costruita in una posizione panoramica, presenta decorazioni ispirate al mare, riflettendo la tradizione marittima della città.</p>
<p>Otranto è sede di una diocesi arcivescovile e ha una comunità attivamente coinvolta nella preservazione delle tradizioni locali. Durante l&#8217;anno, la città ospita varie festività, la più significativa delle quali è la celebrazione dei Santi Martiri, che si svolge il 14 agosto. Questa celebrazione rappresenta un momento di grande importanza spirituale e culturale per gli abitanti.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter  wp-image-15446" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/2023-04-16-1024x592.jpeg" alt="2023 04 16" width="451" height="261" title="Otranto, la città che fa perdere la testa 6" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/2023-04-16-1024x592.jpeg 1024w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/2023-04-16-300x173.jpeg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/2023-04-16-768x444.jpeg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/2023-04-16-18x10.jpeg 18w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/2023-04-16-600x347.jpeg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/2023-04-16-48x28.jpeg 48w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/2023-04-16.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 451px) 100vw, 451px" /></p>
<p>Otranto è la città più a est di Italia. Infatti ogni anno a Capodanno si celebra <a href="https://www.amoredipuglia.it/alba-dei-popoli-la-prima-alba-ditalia/">la&#8221;prima&#8221; alba d&#8217;Italia</a>. Spesso, in concomitanza con l&#8217;evento, si celebrano delle rassegne di cinema e di musica. Fra gli altri, l&#8217;Otranto Film Festival, diretto dall&#8217;attrice e regista Stefania Rocca, dedica una serie di proiezioni e un calendario di eventi costellato da lezioni di cinema e masterclass gratuite.</p>
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		<title>Zollino, il paese del pisello nano e della scéblasti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 16:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sapori]]></category>
		<category><![CDATA[Sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;origine del nome è oggetto di discussione. Una delle teorie più accreditate suggerisce che derivi da Soletino, che significherebbe la piccola Soleto, trasformato successivamente in Solino (come il film del 2002 diretto da Fatih Akın, girato realmente nel Salento e poi in Zollino. Secondo questa interpretazione, Zollino era una frazione della città messapica di Soleto, &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/zollino/"> <span class="screen-reader-text">Zollino, il paese del pisello nano e della scéblasti</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;origine del nome è oggetto di discussione. Una delle teorie più accreditate suggerisce che derivi da <em>Soletino</em>, che significherebbe <em>la piccola Soleto</em>, trasformato successivamente in <em>Solino </em>(come il film del 2002 diretto da Fatih Akın, girato realmente nel Salento e poi in <em>Zollino</em>. Secondo questa interpretazione, Zollino era una frazione della città messapica di Soleto, fondata da alcuni dei suoi abitanti.</p>
<p>Il territorio è abitato fin dalla preistoria, come dimostrano le opere megalitiche, tra cui menhir e dolmen ancora visibili. Il menhir Sant&#8217;Anna e il menhir Stazione sono due tappe fondamentali del <em>tour</em> per il centro storico del paese.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15434" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino-1024x683.jpeg" alt="002 Menhir di Zollino" width="450" height="300" title="Zollino, il paese del pisello nano e della scéblasti 9" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino-1024x683.jpeg 1024w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino-300x200.jpeg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino-768x512.jpeg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino-18x12.jpeg 18w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino-600x400.jpeg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino-48x32.jpeg 48w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/002-Menhir-di-Zollino.jpeg 1620w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>Durante il Medioevo, Zollino apparteneva alla contea di Lecce, governata dai Normanni. Nel 1190, re Tancredi d&#8217;Altavilla donò il casale di Zollino al barone Belingherio Chiaromonte. Con il passare dei secoli, Zollino passò sotto il controllo di varie famiglie nobiliari e subì diverse trasformazioni amministrative. Fino al XVI secolo, il rito greco era praticato nel comune. Con il Catasto Onciario del 1746, si registrava una popolazione di 290 abitanti, prevalentemente dedita all&#8217;agricoltura.</p>
<p>Girovagando per il centro storico ci imbattiamo in chiese e colonne seicentesche, in dedali di viuzze che la notte di San Giovanni diventano il palcoscenico di in un evento che inaugura l&#8217;estate salentina. La fiera di San Giovanni, del 23 e 24 giugno, si inserisce in quella serie di eventi estivi rivolti all&#8217;ambiente e all&#8217;ecosostenibilità. Si possono osservare le stelle e compiere i rituali magici di San Giovanni, il tutto fra musica, mercanti e <em>scéblasti</em> condite.</p>
<p>La Scéblasti è un tipico pane condito originario di Zollino. Il termine deriva dalla lingua gríca  parlata nel paese e significa senza forma, sformato. Tradizionalmente, la scéblasti viene cotta su pietra in forni a legna, e secondo le usanze locali, era il primo pane a essere sfornato, solitamente all&#8217;alba. Questo momento rappresentava un&#8217;importante occasione di convivialità e buon auspicio per i contadini, simboleggiando l&#8217;inizio di una nuova giornata di lavoro.</p>
<p>Ogni anno, il 2 e 3 agosto, Zollino organizza la sagra della scéblasti, un evento che celebra questo delizioso pane e altre tradizioni culinarie locali.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15436" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/sceblasti_1.jpeg" alt="sceblasti 1" width="450" height="254" title="Zollino, il paese del pisello nano e della scéblasti 10" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/sceblasti_1.jpeg 1000w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/sceblasti_1-300x169.jpeg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/sceblasti_1-768x432.jpeg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/sceblasti_1-18x10.jpeg 18w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/sceblasti_1-600x338.jpeg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/sceblasti_1-48x27.jpeg 48w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>La notte di San Giovanni si può gustare un altro piatto tipico del paese, a base di un legume molto particolare, ovvero il pisello nano di Zollino, che si distingue per la sua dimensione ridotta (le piante raggiungono solo i 30 cm di altezza). Nel corso del tempo, il Pisello Nano di Zollino ha sviluppato un equilibrio armonico con le condizioni climatiche uniche del territorio salentino. Il terreno, caratterizzato da un sottofondo di pietra leccese, conferisce al legume un sapore distintivo e un&#8217;elevata qualità nutrizionale. La polpa carnosa e le dimensioni contenute lo rendono facilmente digeribile.</p>
<p>Un&#8217;opera in pietra leccese, dello scultore zollinese Giuseppe Castellano, celebra il leggendario legume. Nel paese non è raro incontrare diverse opere di questo straordinario artista. Omaggi ai folletti della tradizione con elementi di sincretismo fra il mondo pagano e quello cristiano.</p>
<p>Poco distante dal centro storico, incontriamo un luogo suggestivo e carico di pathos. Le <a href="https://www.amoredipuglia.it/le-pozzelle-di-zollino-e-gli-elefanti-di-pirro/">Pozzelle di Zollino</a>.</p>
<p>Mentre poco fuori dal centro urbano si erge la Cappella Madonna di Loreto, costruita tra il 1774 e il 1781, presenta un altare maggiore in stile barocco e una statua della Vergine Maria. Un&#8217;oasi di pace e meditazione da sempre luogo prediletto dei zollinesi. Forse anche del mio amato nonno Mesciò Bernardino. Mastro costruttore e mastro scalpellino al quale ho dedicato un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ubEJvAugXeg" target="_blank" rel="noopener">film breve</a> recitato in dialetto locale, con un giovane attore <em>alter ego</em> di me bambino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Castello di Copertino, tra guerre e pittura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 14:22:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Castello di Copertino è una storica fortezza situata nel cuore della città di Copertino. L&#8217;aspetto attuale del castello risale a un rimaneggiamento avvenuto nel XVI secolo, realizzato dall&#8217;architetto militare Evangelista Menga. La commissione per i lavori fu affidata da Alfonso Castriota, della famiglia Branai, per la sua nipote Maria, moglie di Antonio Castriota. L&#8217;opera &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/castello-di-copertino-tra-guerra-e-pittura/"> <span class="screen-reader-text">Castello di Copertino, tra guerre e pittura</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Castello di Copertino è una storica fortezza situata nel cuore della città di <a href="https://www.amoredipuglia.it/copertino-la-citta-dei-due-santi-e-del-grande-castello/">Copertino</a>.</p>
<p>L&#8217;aspetto attuale del castello risale a un rimaneggiamento avvenuto nel XVI secolo, realizzato dall&#8217;architetto militare Evangelista Menga. La commissione per i lavori fu affidata da Alfonso Castriota, della famiglia Branai, per la sua nipote Maria, moglie di Antonio Castriota. L&#8217;opera fu completata nel 1540 e l&#8217;iscrizione sulla cortina est della fortezza, &#8220;pater patruus et socer&#8221; (padre, zio e suocero), testimonia le relazioni familiari di Alfonso.</p>
<p>Tuttavia, il primo nucleo fortificato della struttura potrebbe risalire al XIII-XIV secolo, come suggerito dalla forma della torre quadrangolare che caratterizza il castello. Nel 1419, il castello passò a Ladislao d&#8217;Angiò Durazzo, e successivamente alla moglie Maria d&#8217;Enghien.</p>
<p>Il Castello di Copertino si sviluppa attorno a un cortile quadrato, con quattro bastioni a lancia situati agli angoli della struttura. La pianta a stella, tipica delle fortificazioni del XVI secolo, riflette un forma strategica. Tuttavia, il nucleo più antico risale all&#8217;epoca normanna. Il torrione, che si erge in modo imponente, è simile a quello del castello di Lecce e alla torre di Leverano.</p>
<p>Un fossato circonda ancora oggi il l&#8217;intero maniero, che è accessibile tramite un ponte in pietra di stile catalano-durazzesco, adornato con decorazioni di figure mostruose e vegetali, che richiamano motivi bellici e armi, in perfetta sintonia con la natura militaristica dell&#8217;edificio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15412" src="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/01-portale_quad-e1741011909764.jpeg" alt="01 portale quad e1741011909764" width="451" height="275" title="Castello di Copertino, tra guerre e pittura 13" srcset="https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/01-portale_quad-e1741011909764.jpeg 995w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/01-portale_quad-e1741011909764-300x183.jpeg 300w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/01-portale_quad-e1741011909764-768x469.jpeg 768w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/01-portale_quad-e1741011909764-18x12.jpeg 18w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/01-portale_quad-e1741011909764-600x366.jpeg 600w, https://www.amoredipuglia.it/wp-content/uploads/2025/03/01-portale_quad-e1741011909764-48x29.jpeg 48w" sizes="auto, (max-width: 451px) 100vw, 451px" /></p>
<p>Internamente, il castello presenta ampie gallerie di collegamento ai bastioni, progettate per migliorare la difesa in caso di attacchi. A sinistra del cortile si trova il porticato Pinelli-Pignatelli, mentre a destra è situata la cappella di San Marco, completamente affrescata dal pittore manierista <a href="https://www.amoredipuglia.it/gianserio-strafella-il-pittore-salentino-discepolo-di-michelangelo/">Gianserio Strafella</a>, su commissione della famiglia genovese degli Squarciafico, che acquisì il castello nel 1557. All&#8217;interno, vi sono anche ambienti residenziali cinquecenteschi che ospitano una cappella gentilizia dedicata a Santa Maria Maddalena, con affreschi del Quattrocento scoperti durante i lavori di restauro.</p>
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<p>Nel 1886, il castello fu proclamato monumento nazionale e, nel 1955, venne sottoposto a norme di tutela per preservarne il valore storico e culturale. Attualmente, è gestito dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Lecce, Brindisi e Taranto, con sede a Lecce, rendendo il Castello di Copertino una significativa attrazione turistica.</p>
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