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	<title>Profumi &#8211; Amore Di Puglia</title>
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	<title>Profumi &#8211; Amore Di Puglia</title>
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		<title>Riserva Naturale e Oasi WWF delle Cesine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 07:23:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profumi]]></category>
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					<description><![CDATA[La Riserva, di circa 350 ettari, è uno degli ambienti umidi meglio conservati e importanti del sud Italia. Una testimonianza di ciò che resta dell&#8217;ampia zona paludosa che si estendeva da Brindisi ad Otranto. L&#8217;Oasi WWF Le Cesine si trova lungo una delle principali rotte migratorie e ospita numerosi uccelli acquatici. Sono state censite 32 &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/riserva-naturale-e-oasi-wwf-delle-cesine/"> <span class="screen-reader-text">Riserva Naturale e Oasi WWF delle Cesine</span>Read More</a></p>]]></description>
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<p>La Riserva, di circa 350 ettari, è uno degli ambienti umidi meglio conservati e importanti del sud Italia. Una testimonianza di ciò che resta dell&#8217;ampia zona paludosa che si estendeva da Brindisi ad Otranto. L&#8217;Oasi WWF Le Cesine si trova lungo una delle principali rotte migratorie e ospita numerosi uccelli acquatici. Sono state censite 32 specie di orchidee spontanee, alcune delle quali sono incluse nella Lista Rossa nazionale, come Anacamptis palustris.</p>
<p>La complessità degli habitat rende Le Cesine un&#8217;area di grande valore naturalistico, con un mosaico di ambienti che favorisce la biodiversità tipica dell&#8217;habitat mediterraneo e che include stagni temporanei, boschi di pino d’Aleppo, di leccio, mosaici di gariga e paludi costiere.</p>
<p>Tra le specie faunistiche, si trovano colorate farfalle come la vanessa del cardo e il macaone, oltre a diverse specie di rane, rospi e tritoni. Tra i rettili, spiccano la testuggine palustre e il colubro leopardino. Centottanta specie di uccelli popolano l&#8217;area durante l&#8217;anno, mentre tra i mammiferi si possono incontrare il tasso, la faina, il cinghiale e il lupo.</p>
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		<title>San Marzano, l&#8217;antico borgo albanese intriso di storia ed effusioni liquorose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Laggetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 12:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profumi]]></category>
		<category><![CDATA[Sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[San Marzano di San Giuseppe]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>
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					<description><![CDATA[San Marzano di San Giuseppe è un comune dell&#8217;alto Salento, situato a 134 m sul livello del mare, sull’altopiano di una collina calcarea delle Murge Tarantine. Insieme a Casalvecchio di Puglia e Chieuti costituisce uno dei più antichi centri albanesi della regione, fondato sul finire del XV secolo, e la più grande fra le colonie &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/san-marzano-lantico-borgo-albanese-intriso-di-storia-ed-effusioni-liquorose/"> <span class="screen-reader-text">San Marzano, l&#8217;antico borgo albanese intriso di storia ed effusioni liquorose</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>San Marzano di San Giuseppe è un comune dell&#8217;alto Salento, situato a 134 m sul livello del mare, sull’altopiano di una collina calcarea delle Murge Tarantine. Insieme a Casalvecchio di Puglia e Chieuti costituisce <strong>uno dei più antichi centri albanesi</strong> della regione, fondato sul finire del XV secolo, e la più grande fra le colonie albanesi d’Italia. I suoi abitanti conservano non solo la lingua madre albanese, ma anche alcuni degli usi e dei costumi del Paese di origine, un caso unico tra i 14 paesi fondati dagli albanesi della provincia. Solo il rito bizantino, o greco-cattolico, tipico della comunità italo-albanese, a causa delle pressioni ecclesiastiche, si è estinto nei secoli passati. Fu l’assedio dei turchi in patria a spingere gli albanesi verso queste terre anche grazie ai servizi resi come soldati per Giorgio Castriota Scanderberg che nel XV secolo conquistò parte del territorio.</p>
<p>Il territorio intorno a San Marzano era già abitato nel Neolitico. Le contrade la Grotte e la Neviera e l’area intorno alla Masseria Casa Rossa attestano la presenza umana in quel tempo. Ancora nei pressi della Masseria Casa Rossa si sarebbero avvicendati e sviluppati, secondo alcuni studiosi contemporanei, i possedimenti dell’Impero Romano, al quale probabilmente è dovuto il toponimo, dalla <em>gens</em> romana <em>Marcia</em>.<br />
Nel 1886 la cittadina affiancò il proprio nome a quello del santo falegname in segno di devozione. Una fede ancora salda che si esprime nei giorni della tradizionale <strong>festa di San Giuseppe</strong>, che vede sfilare la suggestiva processione della legna e ardere i tradizionali falò devozionali.</p>
<p>Seguendo i passi della spiritualità antica del paese, a tre chilometri dal centro abitato, si può ammirare il Santuario della Madonna delle Grazie, che conserva un’incoronazione della Vergine della fine del 1600. Interessante anche la Chiesa Parrocchiale di San Carlo Borromeo, nel cuore del centro storico, che presenta un’imponente facciata neo-gotica e un campanile del 1700.</p>
<p>Oggi l’area è caratterizzata economicamente dalla coltivazione di uva da vino e olive. Nel 1962, 19 produttori di vino di San Marzano si unirono e fondarono le “Cantine San Marzano”, oggi la cooperativa conta circa 1200 viticoltori. Dal 1840 viene prodotto a San Marzano il liquore <strong>“Elisir San Marzano Borsci”</strong>, che nel 2017 è passato sotto l’etichetta della distilleria calabrese Caffo, nota ai più per il suo “Vecchio Amaro del Capo”.</p>
<p>Il paese è stato protagonista anche di diverse pellicole cinematografiche, in anni in cui la Puglia non era ancora sotto la lente del <strong>grande cinema italiano</strong> ed europeo. Tra i film di maggiore rilievo girati a San Marzano “Il Generale dell’Armata Morta” del 1983, per la regia di Luciano Tovoli, con Marcello Mastroianni, Michel Piccolì e Sergio Castellitto.</p>
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		<title>Il melograno, l&#8217;albero dei Fenici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Melissano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2022 08:02:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profumi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il melograno (Punica Granatum) fa parte delle famiglia delle Punicacee. È un albero che cresce nei climi miti. È molto ornamentale quando in primavera si riveste di foglioline verde-brillanti e di fiori vermiglio che ben presto si trasformano in frutti. Questi giungono a maturazione in autunno. Il frutto a questo punto va raccolto già maturo &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/il-melograno-lalbero-dei-fenici/"> <span class="screen-reader-text">Il melograno, l&#8217;albero dei Fenici</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il melograno (Punica Granatum) fa parte delle famiglia delle Punicacee. È un albero che cresce nei climi miti. È molto ornamentale quando in primavera si riveste di foglioline verde-brillanti e <strong>di fiori vermiglio</strong> che ben presto si trasformano in frutti. Questi giungono a maturazione in autunno.</p>
<p><strong>Il frutto a questo punto va raccolto già maturo</strong> poiché se si raccoglie in anticipo ,una volta staccato dall&#8217;albero, il frutto non matura più.</p>
<p>La melagrana è composta all&#8217;interno da circa seicento semi, <strong>detti arilli</strong>. Probabilmente per questa particolarità è considerata <strong>un simbolo di fertilità, ricchezza e potere.</strong></p>
<p>Il frutto può essere consumato fresco o sotto forma di succo. È considerato <strong>un vero toccasana per la salute, grazie ai flavonoidi, sali minerali e vitamine di cui è molto ricco</strong>.</p>
<p>Protegge perciò da malattie cardiovascolari, è gastro-protettivo, antinfiammatorio e rafforza il sistema immunitario. La coltivazione di quest&#8217;albero in Puglia in otto anni si è decuplicata e continua a crescere, favorita dell&#8217;abbandono della coltivazione dell&#8217;ulivo falcidiato dalla Xylella.</p>
<p style="text-align: right;">Claudia Miggiano</p>
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		<title>Un brodo di Giuggiole. L&#8217;albero e il frutto in Puglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 10:26:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profumi]]></category>
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					<description><![CDATA[Giuggiole (Ziziphus jujuba) è un arbusto di provenienza asiatica per alcuni, africana per altri, ma diffusa ormai da secoli, in tutti i Paesi del Mediterraneo. In Italia, e nello specifico in Puglia, è molto facile incontrarlo lungo i margini delle strade di campagna o nei giardini di chi ama i frutti di una volta, o &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/in-un-brodo-di-giuggiole-albero-e-frutto-in-puglia/"> <span class="screen-reader-text">Un brodo di Giuggiole. L&#8217;albero e il frutto in Puglia</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Giuggiole (Ziziphus jujuba) è un arbusto di provenienza asiatica per alcuni, africana per altri, ma diffusa ormai da secoli, in tutti i Paesi del Mediterraneo.</p>
<p><strong>In Italia, e nello specifico in Puglia,</strong> è molto facile incontrarlo lungo i margini delle strade di campagna o nei giardini di chi ama i frutti di una volta, o semplicemente coltivato per la bellezza ornamentale dell&#8217;albero.</p>
<p>Infatti, le sue foglie verdi brillante, i suoi fiori bianchi o a volte verdastri e i frutti rosso cupo, rendono il giuggiole un albero bello ed evocativo.</p>
<p>I frutti, detti <strong>giuggiole</strong> o <strong>zizzole</strong> o ancora <strong>datteri cinesi</strong>, maturano a fine estate, sono commestibili ed hanno un sapore dolce acidulo. Si possono consumare freschi o possono essere impiegati per la preparazione di marmellate, sciroppi o liquori, tra cui il famoso <strong>brodo di giuggiole</strong>.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo si prepara lasciando in infusione per circa due mesi, in base alcolica, le giuggiole e altra frutta autunnale come l&#8217;uva, le mele cotogne, le melagrane e altro ancora.Il risultato è un liquore dal colore rosso ambrato e dal gusto dolce fruttato molto gradevole.</p>
<p><strong>L&#8217;espressione &#8220;andare in brodo di giuggiole &#8220;</strong> sta a significare proprio lo stato d&#8217;animo altamente positivo cui predispone l&#8217;assunzione del liquore stesso. Le giuggiole sono state utilizzate per secoli dalla medicina cinese per combattere tosse, mal di gola, stress, stipsi e tanto altro ancora. Sono ricche di vitamina C e B1 B2 e B6 e sali minerali.</p>
<p style="text-align: right;">Claudia Miggiano</p>
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		<title>Il Nespolo, un frutto che &#8220;nnutica&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Aug 2022 17:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profumi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nespolo comune  (Mespilus germanica L.) è un albero da frutto che appartiene alla famiglia delle Rosaceae, viene chiamato anche nespolo germanico o europeo. Facilmente lo incontriamo quasi inselvatichito nei campi incolti. I frutti assomigliano a piccole mele bronzee sormontate da una corona di sepali persistenti. Si raccolgono in autunno acerbi e si fanno maturare &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/il-nespolo/"> <span class="screen-reader-text">Il Nespolo, un frutto che &#8220;nnutica&#8221;</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nespolo comune  (Mespilus germanica L.) è un albero da frutto che appartiene alla famiglia delle Rosaceae, viene chiamato anche nespolo germanico o europeo.</p>
<p>Facilmente lo incontriamo quasi inselvatichito nei campi incolti. <strong>I frutti assomigliano a piccole mele bronzee</strong> sormontate da una corona di sepali persistenti. Si raccolgono in autunno acerbi e si fanno maturare sulla paglia.</p>
<p>In Salento questi frutti vengono chiamati <em>medde</em>. Un detto salentino recita:</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>tre suntu le cose ca nnuticane lu core: le medde, li cutugni e le parole. Traduco: tre sono le cose che fanno male al cuore: le medie (perché essendo ricche di tannini, se si mangiano acerbe, non si riesce proprio a mandarle giù per l&#8217;asprezza). Per lo stesso motivo anche le mele-cotogne fanno lo stesso effetto, se sono troppo acerbe. Infine le parole quando ci offendono.</strong></h3>
<p style="text-align: left;">In Europa come in altri Paesi del mondo, il nespolo è stato via via rimpiazzato dal nespolo giapponese (Eriobotrya japonica), sia come albero da frutto che ornamentale.</p>
<p style="text-align: left;">La pianta è una latifoglia sempreverde, abbastanza vigorosa. La sua forma naturale è globale con chioma tondeggiante. La fioritura è tardiva, avviene infatti in autunno. I fiori si trovano riuniti in infiorescenze a grappolo e sono a forma di stella ricoperti da peluria, che serve a proteggerli dal freddo.<strong> Sono oltretutto delicatamente profumati. </strong></p>
<p style="text-align: left;">Il seme della nespola occupa gran parte del frutto è può essere uno solo o può averne anche quattro, a seconda della varietà. Per quanto riguarda il terreno, non ama i terreni calcarei, né quelli argillosi,  per il conseguente ristagno d&#8217;acqua. I frutti sono ricchi di vitamina A, B e C, potassio, fosforo e magnesio.</p>
<p style="text-align: right;">Claudia Miggiano</p>
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		<title>Il fico d&#8217;India in terra di Puglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 16:49:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profumi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il fico d&#8217;India (Opuntia ficus-indica) fa parte della famiglia delle Cactaceae. È originaria del Messico dove è rappresentato anche nella bandiera nazionale. Il nome fico d&#8217;India, probabilmente fu dato da Cristoforo Colombo quando credette di essere approdato in India. Questa pianta è molto diffusa in Puglia, ed è molto semplice da coltivare, poiché, come tutte &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/il-fico-dindia/"> <span class="screen-reader-text">Il fico d&#8217;India in terra di Puglia</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fico d&#8217;India (<em>Opuntia ficus-indica</em>) fa parte della famiglia delle Cactaceae. È originaria del Messico dove è rappresentato anche nella bandiera nazionale. <strong>Il nome</strong> fico d&#8217;India, probabilmente <strong>fu dato da Cristoforo Colombo</strong> quando credette di essere approdato in India. Questa pianta è molto diffusa in Puglia, ed è molto semplice da coltivare, poiché, come tutte le piante grasse, non ha bisogno di particolari attenzioni. Sopporta bene l&#8217;aridità, ma teme le temperature rigide. <strong>I frutti possono essere consumati sia freschi che trasformati in marmellate</strong>, gelatine, succhi o liquori. Sono ricchi di zuccheri, vitamina c, calcio e fosforo. È lassativo e aiuta la peristalsi intestinale, mantenendo sotto controllo i livelli di colesterolo.</p>
<p>Anche la cosmesi è interessata all&#8217;utilizzo del fico d&#8217;India nella produzione di creme, saponi, lozioni e tanto altro per via delle sue proprietà astringenti.</p>
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		<title>Il Carrubo monumentale di Polignano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2022 15:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profumi]]></category>
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					<description><![CDATA[Le sue misure lo rendono uno dei più grandi d&#8217;Italia con i suoi tredici metri di circonferenza. Il carrubo più antico e maestoso di Puglia continua a crescere a poche centinaia di metri dal centro di Polignano a Mare. &#160; Il carrubo (Ceratonia siliqua) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Caesalphiniaceae, per &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/il-carrubo-monumentale-di-polignano/"> <span class="screen-reader-text">Il Carrubo monumentale di Polignano</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Le sue misure lo rendono uno dei più grandi d&#8217;Italia con i suoi tredici metri di circonferenza.</p>
<h3 style="text-align: left;"><strong>Il carrubo più antico e maestoso di Puglia continua a crescere a poche centinaia di metri dal centro di <a href="/?p=4965">Polignano a Mare.</a></strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Il carrubo (<em>Ceratonia siliqua</em>) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle <em>Caesalphiniaceae</em>, per altri autori, invece, fa parte delle <em>Fabaceae</em>. È un albero longevo, di facile coltivazione, resiste bene anche alla siccità e cresce bene anche in suoli aridi e rocciosiÈ prevalentemente dioico, cioè sulla stessa pianta i fiori sono tutti maschili o tutti femminili, raramente si incontrano sullo stesso esemplare entrambi i sessi.</p>
<p style="text-align: left;"><em> L&#8217;albero ha un portamento maestoso con una chioma tondeggiante ed un&#8217;altezza che può superare i dieci metri. La sua è comunque una crescita lenta. </em></p>
<p style="text-align: left;">È sempreverde e le sue foglie coriacee sono di un verde scuro e lucido nella parte superiore, verde-azzurro, invece, nella parte inferiore.</p>
<p style="text-align: left;">Il frutto è un legume tomentoso, come un fagiolo schiacciato, leggermente curvo e di colore bruno. Poiché i frutti sono a lenta maturazione, capita di vedere nello stesso tempo sia i fiori che i frutti.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Le api apprezzano particolarmente i fiori del carrubo, producendo un ottimo miele.</strong></h3>
<p style="text-align: left;">Il carrubo è detto anche albero-locusta o pane di San Giovanni, perché si pensa che le locuste mangiate da San Giovanni nel deserto, non fossero altro che carrube.</p>
<p style="text-align: left;">Le carrube vengono impiegate sia nella zootecnia, sia nell&#8217;alimentazione umana, con svariati impieghi, quali biscotteria, prodotti da forno (anche per il sapore molto simile al cioccolato) nella cosmesi ecc.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Anche i semi hanno un loro impiego</strong>. Sono chiamati carati, dal nome greco delle carrube (<em>keration</em>) veniva usato come unita&#8217; di misura per i preziosi, proprio per la uniformità in peso di ogni seme, pari a un quinto di grammo.</p>
<p style="text-align: left;">I semi polverizzato sono usati per produrre addensanti, emulsionanti, stabilizzanti e gelificanti.</p>
<h3 style="text-align: left;"><strong>Le carrube sono da sempre impiegate, sopratutto, nell&#8217;industria farmaceutica pediatrica, come antidiarroico. Inoltre sono ricostituente, rimineralizzanti e stimolanti della peristalsi intestinale.</strong></h3>
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		<title>Il Gelso Nero in Puglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2022 14:25:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il gelso nero (Morus nigra) appartiene alla famiglia delle Moraceae e, come il gelso bianco, è stato coltivato negli anni passati per alimentare i bachi da seta, per questo scopo venivano periodicamente portati per stimolare la crescita di nuovi rami e quindi nuove foglie più tenere e sane per nutrire i bachi. In Puglia  i &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/4607/"> <span class="screen-reader-text">Il Gelso Nero in Puglia</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Il gelso nero (<em>Morus nigra</em>) appartiene alla famiglia delle Moraceae e, come il <a href="/?p=4599">gelso bianco</a>, è stato coltivato negli anni passati per alimentare i bachi da seta, per questo scopo venivano periodicamente portati per stimolare la crescita di nuovi rami e quindi nuove foglie più tenere e sane per nutrire i bachi. In Puglia  i gelsi sono stati piantati sia nelle proprietà private sia lungo corsi d&#8217;acqua e viali. <strong>Ancora oggi resistono esemplari secolari</strong>. È un albero molto resistente, con una bella chioma grande e ombreggiate. Le sue foglie sono cuoriformi verde scuro e ruvide sopra e pelosette nella parte inferiore. I fiori sono ermafroditi o unisessuali.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>I frutti hanno proprietà lassative, depurative e antibatteriche.</strong></h3>
<p style="text-align: left;">Contengono vitamine B,C e K, antiossidanti e minerali come ferro, potassio, manganese, fosforo e magnesio.</p>
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		<title>Il Gelso Bianco in Puglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2022 11:47:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il gelso bianco (Morus alba) appartiene alla famiglia delle Moraceae ed è originario della Cina settentrionale e della Corea. In Puglia lo si osserva soprattutto nella zona del Gargano. Fu introdotto in Europa verso il dodicesimo secolo. Dall&#8217;ottocento sino agli anni cinquanta del secolo scorso, la coltivazione e la conseguente bachicoltura, si è rivelata un&#8217;attività &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/il-gelso-bianco-in-puglia/"> <span class="screen-reader-text">Il Gelso Bianco in Puglia</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il gelso bianco (<em>Morus alba</em>) appartiene alla famiglia delle Moraceae ed è originario della Cina settentrionale e della Corea. In Puglia lo si osserva soprattutto nella zona del Gargano. Fu introdotto in Europa verso il dodicesimo secolo. Dall&#8217;ottocento sino agli anni cinquanta del secolo scorso, la coltivazione e la conseguente bachicoltura, si è rivelata un&#8217;attività redditizia, abbandonata poi con la scoperta di tessuti sintetici e di più largo consumo. Oggi si coltiva solo a scopo ornamentale o da frutto. La pianta ha molteplici proprietà benefiche, note da sempre ai popoli asiatici. Soprattutto il legno pare essere un potente antibatterico. E &#8216; un albero imponente con foglie cuoriformi verde chiaro. Cresce senza problemi in qualunque tipo di terreno. Il frutto che, in realtà, è un &#8216;infruttescenza, che si chiama sorosio, è ricco di zuccheri, carotenoidi e vitamina C. I gelsi possono essere consumati freschi o ridotti in marmellate, gelatine, succhi e sciroppi. Non da ultimo, si prestano, più del gelso moro, ad essere essiccati.</p>
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		<title>Il Fico in Puglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 17:31:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il fico appartiene alla famiglia delle Moraceae ed è una pianta xenofila (che vive preferibilmente in ambienti aridi) prediligendo terreni argillosi e sabbiosi, può raggiungere anche i 10 metri di altezza. Quelli che sono ritenuti i suoi frutti, sono in realtà infruttescenze. Il siconio, il falso frutto, appunto, ha un colore che può andare dal &#8230;<p class="read-more"> <a class=" thunk-readmore button " href="https://www.amoredipuglia.it/4541/"> <span class="screen-reader-text">Il Fico in Puglia</span>Read More</a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il fico appartiene alla famiglia delle <em>Moraceae</em> ed è una pianta xenofila (che vive preferibilmente in ambienti aridi) prediligendo terreni argillosi e sabbiosi, può raggiungere anche i 10 metri di altezza. Quelli che sono ritenuti i suoi frutti, sono in realtà infruttescenze. Il siconio, il falso frutto, appunto, ha un colore che può andare dal giallo, al verde, al rossiccio, al blu-violaceo, al marrone e al nero. All&#8217;interno del siconio si trovano i fiori unisessuali e piccolissimi. La pianta del fico può essere una pianta maschio (caprifico) che produce il polline e i cui frutti non sono commestibili e una pianta femmina, invece, che produce frutti commestibili e al cui interno sono contenuti i semi. Inoltre le piante possono essere unifere (cioè producono i frutti solo una volta all&#8217;anno) o bifere (producono frutti due volte all&#8217;anno). Formano i siconi, comunemente conosciuti come &#8220;fioroni&#8221;, in autunno. Saranno maturi nella tarda primavera. Questi sono più grandi del secondo frutto, il fico, che spunta a primavera e matura in estate. Il fico può essere gustato fresco o all&#8217;interno di variopinte macedonie, nei dolci o abbinato a salumi e formaggi. Può essere inoltre seccato o preparato in confetture e composte. Per i romani regalare il fico era beneagurante, per gli indiani la pianta è considerata addirittura sacra. La coltivazione più intensiva del fico avviene nelle zone climatiche più calde e aride. Il fico ha proprietà lassative, espettoranti, emollienti e rimineralizzanti. Essendo molto zuccherino e calorico va consumato con moderazione per chi ha problemi di linea.</p>
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